Che cosa significa vivere a lungo, oggi? Non soltanto aggiungere anni alla vita, ma ripensare il modo di vivere il corpo, la memoria e le relazioni tra generazioni. È questa la domanda al centro di “Il tempo e la cura. Dialoghi sulla longevità tra medicina, arte e società”, l’incontro promosso dall’Università UniCamillus, in programma venerdì 25 settembre, dalle ore 15:00 alle 17:00, all’Arsenale di Venezia, Sala A, nell’ambito della 61. Esposizione Internazionale d’Arte.
La longevità è una delle grandi trasformazioni del nostro tempo, e riguarda molto più della medicina: l’immagine del corpo, la fertilità, la memoria, il rapporto tra le generazioni, il significato stesso dell’invecchiare. Da qui il dialogo interdisciplinare proposto da UniCamillus: non inseguire una presunta immortalità, ma capire come trasformare gli anni guadagnati in anni di salute, autonomia e qualità della vita.
L’incontro si inserisce nelle attività di Biennale Sessions, il progetto della Biennale di Venezia dedicato alla partecipazione di università, accademie e istituzioni di formazione superiore. L’appuntamento, inoltre, arriva nell’anno in cui UniCamillus apre la sede di Venezia Mestre, con i Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria.
Il programma
Dopo i saluti istituzionali di Gianni Profita, Rettore di UniCamillus, e di Massimo Zuin, Direttore Generale dell’ULSS 3 Serenissima, si terrà la tavola rotonda “Il corpo che cambia e lo sguardo che cura: salute, arte e memoria nella longevità”, moderata dal Rettore.
Interverranno Diego De Leo, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria e Professore Emerito di Psichiatria alla Griffith University (Australia); Luigi Ferrucci, Direttore Scientifico del National Institute on Aging (NIH-NIA) e del Baltimore Longitudinal Study of Aging, Baltimora; Nicola Veronese, Professore Associato di Geriatria presso UniCamillus; Ermanno Greco, Professore Straordinario di Ginecologia e Ostetricia presso UniCamillus; Alberto Luca Recchi, esploratore, scrittore e fotografo documentarista del mare italiano; Claudio Strinati, storico dell’arte, conduttore televisivo e dirigente pubblico.
«Per troppo tempo abbiamo pensato alla longevità come a un problema da gestire – afferma il Rettore Profita – Noi crediamo che sia, prima di tutto, un’opportunità da capire: che cosa vogliamo fare di questi anni in più? La medicina da sola non può rispondere. Per questo abbiamo scelto di portare i nostri studiosi qui a confrontarsi con chi il tempo lo racconta attraverso l’arte, il mare, la bellezza. È da questo incontro di sguardi diversi che nascono le domande giuste».
«Venezia è il luogo della longevità – sottolinea il Direttore Zuin – Non solo per la sua popolazione, tra le più “anziane” del Paese, ma perché qui la longevità diventa bellezza: le costruzioni millenarie acquistano fascino e le decorazioni antiche si impreziosiscono con il tempo. Scopriamo il segreto di Venezia e impariamo a guardare l’età anziana delle persone con lo stesso sguardo con cui ammiriamo questa città “meravigliosamente vecchia”, di cui non ci stanchiamo mai».
Sogno o realtà?
Vivere più a lungo non significa vivere meglio: la vera sfida è guadagnare anni di salute e autonomia. Diego De Leo farà il punto su quanto contano davvero alimentazione, attività fisica, sonno e prevenzione, e dove finisce l’evidenza e comincia il mito dell’eterna giovinezza. Invecchiare bene: sogno o, almeno in parte, realtà a portata di mano?
Perché il corpo cambia con l’età
Perché a un certo punto il corpo smette di “tenere il passo”? Luigi Ferrucci dirige dal 2011 la ricerca scientifica del National Institute on Aging statunitense e dal 2002 il Baltimore Longitudinal Study of Aging: oltre 1.700 pubblicazioni e la scoperta del legame tra infiammazione cronica e disabilità in età avanzata. Nel suo intervento propone un’immagine diversa dell’invecchiamento: non un organo che si consuma, ma un equilibrio che perde progressivamente coordinamento. L’obiettivo non è solo vivere più a lungo, ma comprimere fragilità e disabilità verso la fine della vita.
La tavola come medicina e memoria
Per Nicola Veronese, la longevità passa anche dalla tavola. La Dieta Mediterranea è tra i modelli alimentari più studiati nella prevenzione dell’invecchiamento. Ma il cibo non è solo nutrizione: è memoria, identità, relazione. Il pasto condiviso contrasta l’isolamento e mantiene vivo il dialogo tra generazioni. La longevità come pratica quotidiana fatta di salute e cultura.
Il seme tra materia e simbolo
Che rapporto c’è tra una vita che si allunga e una natalità che cala? Ermanno Greco parte da un paradosso: mentre la longevità aumenta, la fertilità di coppia diminuisce, per l’infertilità in crescita e per cause esterne come inquinamento e stili di vita. Per questo la fertilità è un “indicatore di civiltà”.
Negli ultimi cinquant’anni la concentrazione di spermatozoi è calata di oltre il 50%, secondo la più ampia meta-analisi mai condotta sul tema (Levine et al., Human Reproduction Update, 2017 e 2022): un dato che Greco userà come punto di partenza per parlare di ‘crisi della fertilità maschile’. La tecnologia, tra crioconservazione e nuovi studi, può essere insieme “veleno e cura”.
Il mare come laboratorio della natura
E se una parte delle risposte sull’invecchiamento fosse sott’acqua? Per Alberto Luca Recchi il mare è “una farmacia infinita”, e le sue creature offrono alla scienza soluzioni su longevità. A dirlo è un esploratore che il Mediterraneo lo ha cercato con la macchina fotografica, tra spedizioni alla ricerca di balene, squali e capodogli, e libri firmati anche con Piero Angela.
Quando l’età diventa esperienza
Un giovane pittore tedesco arriva a Venezia e resta incantato da un vecchio. Il giovane è Albrecht Dürer, il vecchio Giovanni Bellini: anziano, sembra crescere a ogni opera, e Dürer ne scrive agli amici in Germania con stupore. Da quell’incontro, racconta Claudio Strinati, nasce uno sguardo nuovo sulla vecchiaia, non più declino ma stagione creativa, che passa per Tiziano e Michelangelo. Lo illustrerà con opere di Giorgione, morto giovanissimo, che dedicò gran parte della sua breve produzione proprio all’età tarda.
Alla fine del pomeriggio, la parola passa a Donatella Padua, Coordinatrice Scientifica dell’incontro, Professoressa Associata di Sociologia e Delegata alla Terza Missione e all’Impatto Sociale di UniCamillus, che riporta la giornata al suo scopo più profondo: «Biennale Sessions rappresenta per UniCamillus un’opportunità preziosa per arricchire la formazione dei futuri medici attraverso un’esperienza autenticamente interdisciplinare: mettere in connessione mondi apparentemente lontani significa stimolare negli studenti la capacità di guardare alla persona oltre la malattia, e comprendere che anche la cultura contribuisce a formare lo sguardo di chi cura».



