Gastroenteriti e intossicazioni alimentari in estate: perché sono più frequenti?

Diarrea, nausea, vomito, crampi addominali e, in alcuni casi, febbre: durante l’estate i disturbi gastrointestinali sembrano diventare più frequenti. Il caldo, però, non è di per sé la causa di una gastroenterite o di un’intossicazione alimentare. A favorire l’aumento dei casi sono soprattutto le condizioni ambientali e le abitudini che possono facilitare la proliferazione dei microrganismi e la contaminazione degli alimenti.

Le temperature elevate, infatti, rendono più difficile conservare correttamente i cibi, soprattutto quelli deperibili. A questo si aggiungono viaggi, pasti all’aperto, picnic, barbecue e una maggiore frequenza di consumo di alimenti preparati in anticipo o trasportati per diverse ore.

Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Maria Rosaria Gualano, Docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università UniCamillus.

Gastroenteriti e intossicazioni alimentari in estate: perché aumentano?

Uno dei principali motivi è il caldo. Molti batteri responsabili di infezioni e tossinfezioni alimentari possono moltiplicarsi più rapidamente quando gli alimenti vengono conservati a temperature non adeguate. Se un cibo deperibile rimane troppo a lungo fuori dal frigorifero, il rischio di contaminazione e proliferazione microbica aumenta.

Anche la catena del freddo può essere più difficile da mantenere durante l’estate. La spesa può restare in auto, gli alimenti possono essere trasportati senza adeguate borse termiche oppure un piatto preparato per un pranzo all’aperto può rimanere per ore a temperatura ambiente.

Non è soltanto una questione di frigorifero. Anche la preparazione degli alimenti può diventare un momento critico: mani, utensili e superfici non adeguatamente puliti possono trasferire microrganismi da un alimento all’altro. È il fenomeno della contaminazione crociata, particolarmente importante quando si maneggiano contemporaneamente cibi crudi e alimenti già pronti per essere consumati.

L’estate, inoltre, cambia le abitudini. «Pasti consumati più frequentemente fuori casa e variazioni nell’idratazione (occhio anche alle bevande e ai cibi ghiacciati ingeriti troppo in fretta!) possono influenzare l’equilibrio del sistema gastrointestinale» sottolinea la Prof.ssa Gualano. Oltre a grigliate e picnic, aumenta il consumo di piatti freddi, insalate, panini e preparazioni che possono essere trasportate e conservate per diverse ore. Tutte situazioni che richiedono una maggiore attenzione alla sicurezza alimentare.

Gastroenterite e intossicazione alimentare: qual è la differenza?

I termini gastroenterite e intossicazione alimentare vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma non indicano esattamente la stessa cosa.

La gastroenterite è un’infiammazione dello stomaco e dell’intestino che può avere diverse cause, tra cui virus, batteri e, più raramente, altri microrganismi. Non tutte le gastroenteriti, quindi, sono provocate dal consumo di un alimento contaminato.

Con intossicazione alimentare, invece, si indica una malattia provocata dall’ingestione di alimenti o bevande contenenti sostanze tossiche. Esistono inoltre le tossinfezioni alimentari, nelle quali alcuni microrganismi presenti nell’alimento possono produrre tossine.

I sintomi tuttavia possono essere simili, e comprendono soprattutto nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Per questo, sulla base dei soli sintomi, non è sempre possibile stabilire quale sia stata la causa.

Quali alimenti sono più a rischio con il caldo

Il rischio riguarda soprattutto gli alimenti deperibili e quelli che richiedono una corretta conservazione a basse temperature.

Tra i cibi che meritano particolare attenzione ci sono carne, pesce, uova, latte e derivati, oltre a preparazioni a base di questi ingredienti. Anche piatti cotti, insalate elaborate, creme e altre preparazioni pronte al consumo possono diventare problematici se vengono conservati in condizioni non adeguate.

Un aspetto importante è che un alimento contaminato non presenta necessariamente alterazioni evidenti: aspetto, odore e sapore non sono infatti strumenti sufficienti per stabilire se un alimento sia sicuro.

Per questo, soprattutto durante le giornate molto calde, è importante rispettare le indicazioni riportate in etichetta, mantenere correttamente gli alimenti refrigerati e non lasciare a lungo i cibi deperibili a temperatura ambiente.

Come prevenire gastroenteriti e intossicazioni alimentari in estate

La prevenzione parte da alcune semplici regole di igiene e conservazione.

Gli alimenti deperibili devono essere mantenuti alla temperatura indicata e riposti rapidamente in frigorifero dopo l’acquisto o la preparazione. Quando si trasportano cibi per un picnic, una giornata al mare o un viaggio, può essere utile utilizzare una borsa termica adeguata.

È inoltre importante lavarsi accuratamente le mani prima di preparare o consumare gli alimenti e pulire utensili e superfici utilizzati in cucina. Particolare attenzione va riservata alla separazione tra alimenti crudi e cotti, per evitare la contaminazione crociata.

La cottura rappresenta un altro passaggio fondamentale. Carne, pesce e uova devono essere preparati seguendo modalità che consentano di raggiungere temperature sufficienti a ridurre il rischio microbiologico. Una volta cotti, inoltre, gli alimenti non dovrebbero essere lasciati per periodi prolungati a temperatura ambiente.

Gastroenterite e intossicazione alimentare: sintomi e cosa fare

I disturbi più comuni sono diarrea, nausea, vomito, crampi e dolore addominale. In alcuni casi può comparire anche la febbre. La durata e l’intensità dei sintomi dipendono dalla causa e dalle condizioni della persona.

Uno dei principali rischi associati a vomito e diarrea è la disidratazione, che può essere particolarmente importante durante l’estate. «Il caldo intenso e la massiccia perdita di liquidi che avviene con la sudorazione possono incidere sulla fisiologia della barriera intestinale e sull’equilibrio del microbiota, favorendo, in alcune persone predisposte, fenomeni di disbiosi e una maggiore sensibilità gastrointestinale – spiega la Prof.ssa Gualano – Anche gli sbalzi termici legati all’utilizzo dell’aria condizionata possono contribuire al discomfort intestinale, soprattutto nei soggetti con sindrome dell’intestino irritabile».

In presenza di disturbi gastrointestinali è quindi importante reintegrare i liquidi e prestare attenzione all’evoluzione dei sintomi. È invece opportuno rivolgersi a un medico quando i sintomi sono particolarmente intensi o persistenti, quando compaiono segnali di disidratazione, sangue nelle feci, febbre elevata o quando la persona interessata appartiene a una categoria più vulnerabile.

L’estate, insomma, non rende automaticamente pericoloso ciò che mangiamo. Sono soprattutto caldo, conservazione non corretta, interruzione della catena del freddo e scarsa attenzione all’igiene a creare condizioni favorevoli alla proliferazione dei microrganismi e alla contaminazione degli alimenti. Con poche accortezze, molti dei rischi associati alle gastroenteriti e alle intossicazioni alimentari possono essere ridotti.