Giornata Mondiale del Cancro 2026, prevenzione, diagnosi precoce e terapie innovative. A che punto è la scienza?

Ne parliamo con il Prof. Francesco Cognetti, Docente di Oncologia presso l’Università UniCamillus

Come ogni 4 febbraio, anche quest’anno si celebrala Giornata Mondiale del Cancro, un’iniziativa globale promossa dall’Unione Internazionale per il Controllo del Cancro (UICC) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per richiamare l’attenzione sull’impatto di questa malattia purtroppo ancora molto diffusa, sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere politiche di prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle cure.

Secondo dati recenti, il cancro è ancora tra le principali cause di morte nel mondo e continua a rappresentare una sfida crescente per la salute pubblica: ogni anno una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della vita e la malattia è responsabile di circa il 20% delle morti premature dovute alle principali malattie non trasmissibili.

Le proiezioni delle agenzie internazionali indicano che la cifra annuale dei nuovi casi di cancro è in aumento: si stima che nei prossimi decenni possa superare i 35 milioni di diagnosi all’anno entro il 2050, con una crescita di quasi il 77% rispetto ai livelli attuali. Questo incremento è determinato da fattori demografici come l’invecchiamento della popolazione, ma anche da una maggiore esposizione a rischi associati agli stili di vita e all’ambiente.

Nonostante l’aumento dell’incidenza, i tassi di mortalità per alcuni tumori sono in calo grazie ai progressi nella prevenzione e nei trattamenti. In particolare, programmi di screening efficaci e campagne di riduzione del tabagismo hanno già contribuito a salvare milioni di vite, e in alcuni Paesi la sopravvivenza a cinque anni dopo la diagnosi è aumentata significativamente rispetto al passato.

La Giornata Mondiale del Cancro di quest’anno – sotto il tema internazionale “United by Unique” (uniti nella diversità), mette al centro la persona e l’esperienza del paziente oncologico, ricordando che dietro ogni numero ci sono storie, famiglie e comunità che meritano attenzione, prevenzione efficace e terapie sempre più personalizzate.

In Italia e nel mondo, la lotta contro il cancro richiede un approccio integrato, che unisca educazione alla salute, ricerca scientifica, diagnosi precoce e terapie innovative. E proprio in questa cornice si colloca l’intervista che segue, per fare il punto su incidenza, prevenzione, progressi terapeutici e sfide della ricerca. La parola al Prof. Francesco Cognetti, docente di Oncologia presso l’Università UniCamillus.

Prof. Cognetti, quali sono i dati più recenti sull’incidenza del cancro nel mondo e in Italia?

    «Nel mondo, nel corso del 2022, si stima che circa 20 milioni di persone abbiano ricevuto una diagnosi di cancro e che 9,7 milioni siano decedute a causa della malattia.
    Nei Paesi occidentali l’incidenza e soprattutto la mortalità risultano più basse rispetto ai Paesi in via di sviluppo, grazie a sistemi di cura più avanzati, alla diagnosi precoce e a programmi di prevenzione più efficaci.

    In Italia, nel 2022, si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di cancro, di cui 214.000 negli uomini e 175.000 nelle donne. Questa differenza è legata in gran parte alla maggiore incidenza del tumore del polmone nella popolazione maschile, una neoplasia ancora oggi particolarmente letale.»

    Quali sono i tumori più frequenti?

    «I tumori più frequenti sono quelli della mammella, del colon-retto, del polmone e della prostata

    Secondo la IARC, i nuovi casi di cancro potrebbero superare i 35 milioni entro il 2050. Quanto conta la prevenzione?

    «Questa previsione indica che l’incidenza dei tumori è destinata ad aumentare, anche se, almeno nei Paesi occidentali, la mortalità è in lieve ma costante diminuzione. Ciò rende fondamentale investire nella prevenzione, sia primaria che secondaria.

    La prevenzione primaria consiste nell’eliminazione o nella riduzione dei fattori di rischio. Circa il 40% dei tumori è attribuibile agli stili di vita: fumo, consumo di alcol, obesità, sedentarietà, alimentazione scorretta e alcune infezioni, come l’HPV. Migliorare questi comportamenti potrebbe quindi prevenire fino al 40% delle neoplasie.

    La prevenzione secondaria riguarda invece la diagnosi precoce, attraverso programmi di screening mirati.
    Per il tumore della mammella, oggi gli esami sono sempre più personalizzati: non si ricorre più solo alla mammografia standard. Le donne giovani con una forte familiarità o con sospetta mutazione genetica dei geni BRCA1 o BRCA2 vengono sottoposte a risonanza magnetica e iniziano i controlli prima dei tradizionali 49 anni.

    Per i tumori del colon-retto si utilizzano il test del sangue occulto nelle feci oppure, nei soggetti ad alto rischio familiare, la colonscopia periodica.
    Fondamentali sono anche il Pap-test, il test HPV e soprattutto la vaccinazione contro l’HPV: se fossero adottati sistematicamente nei giovani, il tumore del collo dell’utero potrebbe essere praticamente eliminato. In Italia, purtroppo, si registrano ancora circa 3.000 nuovi casi all’anno.

    Per i forti fumatori, la TAC spirale a basso dosaggio consente una diagnosi precoce del tumore del polmone, con interventi chirurgici meno invasivi, un netto aumento della sopravvivenza e una significativa riduzione della mortalità.
    Per il tumore della prostata, il dosaggio periodico del PSA permette di individuare precocemente la malattia e di approfondire con ulteriori esami.
    Anche per il carcinoma gastrico è possibile effettuare una gastroscopia periodica nei soggetti a rischio.

    A tutto questo si affianca la ricerca, indispensabile per sviluppare trattamenti sempre più efficaci e rendere disponibili nuovi farmaci per la popolazione.»

    A proposito di ricerca, quali sono i nuovi farmaci disponibili contro il cancro?

    «La ricerca oncologica è in continua evoluzione. In passato l’unica opzione terapeutica era la chemioterapia, che oggi viene ancora utilizzata, soprattutto nelle fasi avanzate o come trattamento adiuvante dopo l’intervento chirurgico nei pazienti ad alto rischio di recidiva.

    Negli ultimi anni, però, si stanno sviluppando nuovi farmaci altamente specifici, come gli anticorpi bispecifici, in grado di colpire simultaneamente due bersagli caratteristici delle cellule tumorali.
    Un’altra importante innovazione è rappresentata dagli anticorpi farmaco-coniugati (ADC): molecole composte da una parte che riconosce selettivamente la cellula tumorale e da un farmaco antitumorale che viene veicolato direttamente al suo interno, riducendo gli effetti collaterali.

    L’immunoterapia ha profondamente cambiato la prognosi di molti tumori, tra cui il melanoma, il tumore del rene e alcune forme di tumore del polmone ed anche numerose altre forme di neoplasie.
    Grande interesse stanno suscitando anche i vaccini antitumorali, inclusi quelli a mRNA, già utilizzati in alcune neoplasie ematologiche come leucemie e mielomi, e oggi in sperimentazione anche nei tumori solidi: melanoma, polmone, pancreas, colon e stomaco. Nel melanoma, in particolare, i risultati sono già molto promettenti.

    Questi vaccini funzionano con un meccanismo simile a quello dei vaccini anti-Covid: contengono una sequenza di mRNA che codifica per un antigene specifico del tumore, stimolando il sistema immunitario a riconoscere e colpire selettivamente le cellule cancerose.»