Ogni anno l’influenza rappresenta una sfida significativa per la salute pubblica, soprattutto per anziani, bambini e persone con patologie croniche. Secondo i dati più recenti dell’ECDC – il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie –nella stagione 2024-2025 la copertura vaccinale negli adulti over 65 nei Paesi UE/EEA ha avuto una media del 47%, con valori che vanno dal 5% al 76% tra i diversi Stati. Solo pochi Paesi (Danimarca, Irlanda, Portogallo e Svezia) raggiungono l’obiettivo minimo raccomandato del 75%, evidenziando l’importanza di incrementare l’adesione alla vaccinazione.
In Italia, la situazione non è rosea: nella stagione 2024-2025 solo il 52,5% degli over 65 si è vaccinato contro l’influenza, mentre nella popolazione generale la copertura è stata di circa 19,6%, ben al di sotto degli obiettivi raccomandati dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale.
Questi dati sottolineano quanto sia fondamentale la prevenzione attraverso il vaccino antinfluenzale, che non solo riduce il rischio di ammalarsi, ma limita anche la gravità dei sintomi e le complicanze associate, riducendo ospedalizzazioni e decessi, soprattutto nelle categorie più vulnerabili, come anziani, persone con patologie croniche e donne in gravidanza. La vaccinazione stagionale rimane quindi una strategia centrale per proteggere la salute individuale e collettiva.
Per saperne di più, abbiamo parlato con la Prof.ssa Maria Rosaria Gualano, docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università UniCamillus.
Tipologie di vaccino antinfluenzale e copertura
Meglio parlare del vaccino o sarebbe più corretto dire “i vaccini”? Oggi sono disponibili diverse tipologie di vaccino antinfluenzale, pensate per adattarsi alle necessità delle varie fasce d’età e alle condizioni cliniche delle persone. Per gli adulti si utilizzano soprattutto i vaccini quadrivalenti standard, che proteggono da quattro diversi ceppi virali: due ceppi di influenza A (di solito H1N1 e H3N2) e due ceppi di influenza B. Questi vaccini contengono virus inattivati, e quindi non sono in grado di causare la malattia. La formulazione quadrivalente è oggi la più diffusa perché garantisce una protezione più ampia rispetto alle versioni trivalenti del passato, aumentando le probabilità che la copertura vaccinale sia efficace anche se i virus in circolazione variano durante la stagione.
Per gli anziani, che hanno una risposta immunitaria naturalmente più debole a causa dell’invecchiamento del sistema immunitario (un processo noto come immunosenescenza), sono invece disponibili vaccini specifici che potenziano l’efficacia della protezione. Da un lato ci sono i vaccini adiuvati, che contengono una sostanza chiamata adiuvante (come l’MF59), capace di stimolare maggiormente la risposta immunitaria e aumentare la produzione di anticorpi. Dall’altro ci sono i vaccini ad alta dose, che contengono una quantità più elevata di antigene, ossia la parte del virus che il sistema immunitario deve riconoscere. Entrambe le formulazioni hanno l’obiettivo di compensare la minore reattività del sistema immunitario tipica dell’età avanzata e garantire una protezione più solida contro complicanze e ricoveri.
Per i bambini, invece, sono disponibili soluzioni dedicate che tengono conto delle diverse fasce d’età e della particolare reattività del loro sistema immunitario. I più grandi possono ricevere il vaccino spray nasale, un vaccino “vivo attenuato”: contiene virus resi innocui, in grado però di stimolare una risposta immunitaria molto simile a quella naturale. Viene somministrato direttamente nel naso, cioè proprio nella sede in cui il virus influenzale entra nell’organismo, e questo permette di attivare difese molto immediate. Per i più piccoli, o per i bambini che hanno controindicazioni al vaccino spray, sono disponibili vaccini inattivati in formulazione pediatrica, cioè identici nei principi ai vaccini per adulti ma con dosaggi calibrati in base all’età e allo stato immunitario. In alcuni casi, soprattutto se il bambino viene vaccinato per la prima volta, può essere consigliata una seconda dose di richiamo per consolidare meglio la protezione.
«La durata della protezione è generalmente di circa sei mesi, sufficiente per coprire l’intera stagione influenzale – raccomanda la Prof.ssa Gualano – Anche nei casi in cui si contrae comunque l’influenza, la vaccinazione contribuisce a ridurre significativamente la gravità della malattia e il rischio di complicanze che potrebbero richiedere l’ospedalizzazione».
Periodo migliore per vaccinarsi
Il momento in cui sottoporsi alla vaccinazione stagionale è importante per garantirne l’efficacia. Secondo la Prof.ssa Gualano, il periodo ideale è tra ottobre e fine novembre, così da consentire all’organismo di sviluppare una protezione adeguata prima del picco dell’influenza, che solitamente si registra tra dicembre e i primi di febbraio. «È comunque possibile vaccinarsi anche più tardi, fino a dicembre, senza compromettere la protezione» aggiunge. Questo permette anche a chi decide più tardi di beneficiare dei vantaggi della vaccinazione, soprattutto nelle categorie più vulnerabili. Quindi siamo ancora in tempo!
Il vaccino è gratuito? Sì, per alcune categorie
In Italia, il vaccino antinfluenzale è offerto gratuitamente a specifiche categorie a rischio. Tra queste ci sono gli ultra 60enni, le persone fragili, le donne in gravidanza, i bambini dai 6 mesi ai 6 anni e gli operatori sanitari. «La gratuità della vaccinazione per questi gruppi è un modo per garantire una protezione diffusa e ridurre l’impatto dell’influenza sulla salute pubblica» sottolinea la docente. Tuttavia, alcune Regioni estendono l’offerta anche ad altre fasce della popolazione.
A proposito di vaccino antinfluenzale in gravidanza, perché è così raccomandato? La vaccinazione durante la gravidanza offre vantaggi sia alla madre sia al nascituro: protegge la donna dal rischio di sviluppare complicanze gravi legate all’influenza e, grazie al passaggio di anticorpi attraverso la placenta, conferisce protezione al neonato nei primi mesi di vita, quando ancora non può essere vaccinato. Studi clinici e osservazionali dimostrano che la vaccinazione materna può ridurre ricoveri per influenza nei lattanti e, in contesti a rischio, diminuire la probabilità di parto pretermine o basso peso alla nascita.
Prima e dopo il vaccino: effetti collaterali e controindicazioni
Non esistono particolari comportamenti da seguire prima della vaccinazione: nessuna preparazione specifica è necessaria, conferma la docente. Dopo l’iniezione, salvo situazioni particolari, non è richiesto alcun periodo di osservazione prolungato oltre i consueti 15-30 minuti previsti per monitorare eventuali reazioni allergiche immediate.
«Nelle ore successive è consigliabile evitare sforzi intensi e concedersi un po’ di riposo, soprattutto se compaiono sintomi lievi come febbricola, stanchezza o un senso generale di malessere, effetti considerati normali e transitori. Mantenersi ben idratati può aiutare ad attenuarli – continua la Gualano – Se si avverte dolore nel punto di iniezione, un leggero gonfiore o, più raramente, febbre e cefalea, è possibile ricorrere ad analgesici o antipiretici, secondo necessità e sempre seguendo le indicazioni del proprio medico». Questi disturbi, precisa la professoressa, tendono comunque a risolversi spontaneamente in breve tempo.
È possibile sottoporsi a più vaccini contemporaneamente? «La co-somministrazione dei vaccini (ad esempio due iniezioni effettuate in punti diversi, come braccio destro e sinistro) è spesso raccomandata anche per ragioni organizzative, e nella maggior parte dei casi non presenta incompatibilità» spiega la Prof.ssa Gualano.
Ci sono controindicazioni al vaccino antinfluenzale? «Le reazioni più gravi, come l’anafilassi, sono estremamente rare e si verificano in circa un caso su un milione di dosi rassicura la Gualano – In generale, la vaccinazione è considerata una misura sicura per proteggere la salute individuale e quella della collettività».
Tuttavia, come spiega l’esperta, «la vaccinazione non deve essere somministrata in caso di reazioni allergiche gravi pregresse o infezioni acute con febbre alta». Inoltre, un’attenzione particolare è richiesta per le persone in terapia immunosoppressiva: la vaccinazione non è controindicata, ma l’efficacia potrebbe essere ridotta. In queste situazioni è opportuno confrontarsi con il proprio medico, così da individuare la tempistica più appropriata.
Prevenzione: non solo vaccino. Il ruolo dello stile di vita
Un messaggio, però, deve passare in modo chiaro: la prevenzione non si esaurisce con il vaccino antinfluenzale, ma passa anche da semplici comportamenti quotidiani.
«L’esperienza del Covid ci ha insegnato molto su come proteggerci dalle infezioni respiratorie – sottolinea la docente – Il lavaggio frequente delle mani, l’aerazione degli ambienti e l’attenzione nell’evitare contatti ravvicinati con persone malate restano strategie fondamentali».
In effetti, come ricordano anche le raccomandazioni internazionali, piccole abitudini possono fare una grande differenza, soprattutto nei mesi in cui virus e batteri circolano con maggiore intensità. E non si tratta solo di evitare il contagio: è anche questione di responsabilità verso gli altri.
«Se si è sintomatici, è importante ridurre i contatti e adottare comportamenti corretti, come coprire naso e bocca quando si tossisce o starnutisce – aggiunge la Gualano – Le mascherine, poi, nei contesti affollati durante un’epidemia restano uno strumento efficace per limitare la trasmissione».
Dunque, la vaccinazione resta il pilastro, ma la prevenzione è un mosaico fatto di molte tessere, tutte importanti. E ciascuna può contribuire a una stagione influenzale più sicura per tutti.



