Quanto è sicura la potabilità dell’acqua in Italia

L’acqua del rubinetto fa male? Le risposte della Prof.ssa Calella, Docente dell’Università UniCamillus

Più di un dubbio sorge quando si parla di acqua del rubinetto: fa male o è sana? Il dibattito si accende subito, tra paura di batteri dell’acqua, timori di acqua contaminata e perplessità sulla potabilità dell’acqua stessa.

Per fare chiarezza, abbiamo raccolto il punto di vista della Prof.ssa Patrizia Calella, Docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università UniCamillus, che spiega in modo scientifico ma semplice cosa c’è davvero da sapere.

Potabilità dell’acqua: cosa significa davvero e perché non è “acqua pura”

La prima cosa da chiarire è proprio il significato di potabilità dell’acqua, spesso frainteso.

La docente spiega che «quando un’acqua è potabile significa che è idonea al consumo umano e può essere bevuta e utilizzata per la preparazione degli alimenti senza rischi per la salute», ma questo non vuol dire che sia completamente priva di sostanze.

In altre parole, la potabilità dell’acqua non coincide con “acqua sterile”, ma con un equilibrio controllato e regolato da normative europee e nazionali. «Un’acqua potabile dev’essere microbiologicamente sicura, quindi priva di microrganismi patogeni e chimicamente controllata, con eventuali sostanze presenti solo entro limiti considerati sicuri sulla base delle evidenze scientifiche. Deve inoltre avere limpidezza, assenza di odori e di sapori anomali» spiega Calella.

Acqua del rubinetto e controlli: cosa succede davvero

Quando si parla di acqua contaminata o batteri dell’acqua, il tema centrale è il controllo.

La professoressa sottolinea che «in Italia l’acqua del rubinetto è sottoposta a controlli lungo tutta la filiera, dalla captazione fino alla distribuzione nelle abitazioni». Non solo controlli periodici, ma anche un sistema preventivo chiamato Water Safety Plan, raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e adottato anche in Italia. Questo sistema serve a intercettare i rischi prima che diventino problemi.  «Dal punto di vista analitico, si monitorano parametri microbiologici, chimici e indicatori di qualità».

Quali parametri vengono controllati

Tra gli indicatori che vengono esaminati, si citano:

  • assenza di batteri come Escherichia coli ed enterococchi intestinali
  • monitoraggio di batteri indicatori nell’acqua 
  • controllo di nitrati, piombo, pesticidi, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) e sottoprodotti di disinfezione
  • verifica di odore, sapore e torbidità 

Questo riduce fortemente il rischio di acqua contaminata.

Acqua contaminata: sintomi e quando preoccuparsi davvero

Il timore di acqua contaminata e sintomi che ne possono conseguire è uno dei più diffusi.

A tal proposito, la Prof.ssa Calella chiarisce che, se la contaminazione è microbiologica, i sintomi possono essere gastroenteriti, diarrea e vomito, mentre nei casi più seri possono esserci infezioni più importanti nei soggetti fragili.

Nel caso di contaminazione chimica, invece, il problema non è immediato ma legato a esposizioni nel tempo

Legionella e acqua: il vero rischio è dentro casa

La Legionella nell’acqua è uno degli argomenti più discussi quando si parla di sicurezza idrica.

In realtà, Calella chiarisce che «non è corretto dire che la Legionella sia semplicemente presente o assente nell’acqua domestica». Il problema nasce soprattutto negli impianti interni e non nell’acqua dell’acquedotto in sé.  

Il problema è più preoccupante in caso di:

  • ristagni prolungati 
  • temperature tiepide 
  • scarsa manutenzione degli impianti 
  • biofilm

«Per questo ISS (Istituto Superiore di Sanità) ed ECDC (European Center for Desease prevention and Control) raccomandano di mantenere l’acqua fredda sotto i 20°C, l’acqua calda sopra i 50°C e di evitare stagnazioni prolungate» evidenzia la professoressa.

Acqua del rubinetto: fa male rispetto ad altre fonti?

Molti si chiedono se l’acqua del rubinetto rubinetto faccia male rispetto a quella di pozzi o sorgenti. La Prof.ssa Calella spiega che «l’acqua degli acquedotti pubblici è sottoposta a monitoraggio continuo, obblighi normativi stringenti e sorveglianza sanitaria lungo tutta la filiera», mentre le fonti private (come pozzi, sorgenti o sistemi di raccolta domestici) possono essere più vulnerabili all’acqua contaminata. «Questo non significa che siano necessariamente di qualità inferiore – allerta Calella – Un pozzo o una sorgente possono fornire acqua ottima, ma richiedono maggiore responsabilità da parte dell’utente in termini di manutenzione, protezione dell’area circostante e analisi periodiche». 

In particolare, è importante monitorare contaminazioni microbiologiche, nitrati, metalli e sostanze legate ad attività agricole o industriali. La qualità dell’acqua, infatti, dipende fortemente dall’ambiente attraversato nel suo percorso nel suolo e nelle falde. 

Chi deve fare più attenzione ai batteri dell’acqua

I rischi legati ai batteri dell’acqua non sono uguali per tutti. I soggetti più vulnerabili sono:

  • neonati 
  • anziani 
  • immunodepressi 
  • persone con patologie croniche 

«Per alcune infezioni, come la legionellosi, il rischio aumenta anche in presenza di malattie respiratorie o condizioni di fragilità clinica – afferma Calella – Nel caso dei lattanti, invece, è importante considerare anche un rischio specifico non solo microbiologico ma chimico: concentrazioni elevate di nitrati nell’acqua possono favorire, nel primo anno di vita, la metemoglobinemia, una condizione rara ma potenzialmente grave che riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno». Per questo motivo, le linee guida raccomandano particolare attenzione alla qualità dell’acqua utilizzata per la preparazione di latte in polvere e alimenti per l’infanzia. 

Come capire se c’è acqua contaminata

Se si sospetta acqua contaminata, il primo passo non è l’allarmismo. La docente consiglia invece di consultare sempre i dati del gestore idrico, dal Comune o dall’ASL/ATS. «In Italia, il riferimento normativo è il Decreto Legislativo 18/2023, che recepisce la direttiva europea sulle acque destinate al consumo umano e prevede che le informazioni sulla qualità dell’acqua siano accessibili e aggiornate per i cittadini. Molti gestori pubblicano report periodici con i principali parametri (microbiologici e chimici), spesso suddivisi per zona o quartiere».

 Solo in caso di dubbi concreti sull’acqua (odore, torbidità o colore insolito) o sull’impianto domestico, si può passare ad analisi di laboratorio, soprattutto per verificare eventuali batteri o contaminanti chimici.

Filtri e depuratori: servono davvero?

Un altro tema molto discusso quando si parla di sanità dell’acqua di rubinetto è l’utilizzo dei filtri . La docente chiarisce che i sistemi domestici possono essere utili solo se scelti per un problema specifico e mantenuti correttamente. «I carboni attivi possono migliorare sapore e odore e ridurre alcuni composti; l’osmosi inversa riduce diversi contaminanti ma è più complessa, richiede manutenzione e può impoverire eccessivamente l’acqua se non gestita bene; i sistemi UV possono aiutare sul piano microbiologico, ma non rimuovono contaminanti chimici. Dunque, i dispositivi domestici, se trascurati, possono diventare essi stessi un punto di rischio microbiologico».

Attenzione quindi: un filtro mal gestito può peggiorare la qualità dell’acqua e favorire proliferazioni di batteri. Quindi non sempre “filtrato” significa più sicuro!

Accorgimenti quotidiani per ridurre i rischi di acqua contaminata

La Prof.ssa Calella consiglia di:

  • far scorrere l’acqua qualche secondo dopo molte ore di inutilizzo
  • pulire regolarmente rompigetto e filtri
  • evitare lunghi ristagni
  • sostituire i filtri domestici in tempi corretti
  • non trascurare boiler o serbatoi

Dunque… l’acqua del rubinetto fa male o no? Facciamo chiarezza

A questa domanda, la risposta è piuttosto chiara. La professoressa spiega che in Italia l’acqua del rubinetto è generalmente sicura e controllata secondo standard europei molto rigorosi. «Il nostro Paese applica la normativa europea sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, con controlli strutturati e un approccio basato sulla gestione del rischio, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo sistema è stato ulteriormente rafforzato con il Decreto Legislativo 19 giugno 2025, n. 102, entrato in vigore nel luglio 2025, che aggiorna e integra la normativa precedente. Il decreto introduce limiti più stringenti per alcuni contaminanti emergenti, come i PFAS, rafforza l’approccio preventivo basato sui Piani di Sicurezza dell’Acqua e aumenta i controlli lungo tutta la filiera».

Una novità particolarmente importante riguarda l’attenzione agli impianti interni degli edifici. «Il decreto estende il concetto di sicurezza fino al punto di utilizzo, introducendo obblighi di valutazione e gestione del rischio, soprattutto in contesti sensibili come scuole, ospedali e strutture collettive. La precisazione fondamentale è quindi questa: la sicurezza è molto alta fino al punto di consegna, ma una parte del rischio può dipendere dall’impianto interno del palazzo o dell’abitazione».

Il messaggio più corretto, quindi, non è né allarmistico né ingenuamente rassicurante: l’acqua di rubinetto in Italia è, nella grande maggioranza dei casi, una scelta sicura, economica e sostenibile, purché si presti attenzione anche alla gestione e manutenzione domestica.