La sarcopenia – la progressiva perdita di massa e forza muscolare tipica dell’invecchiamento – rappresenta oggi una delle principali sfide per la salute pubblica, soprattutto in Italia, uno dei Paesi più longevi d’Europa. La condizione riduce autonomia, qualità di vita e aumenta il rischio di cadute, ospedalizzazioni e disabilità. Proprio per affrontare questo crescente problema sanitario, nasce un progetto di ricerca innovativo condotto da Nicola Veronese, Professore di Geriatria e Medicina Interna presso UniCamillus, che ha appena ottenuto un importante riconoscimento nazionale.
La Fondazione FoRST(Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale) ha infatti comunicato l’ammissione al co-finanziamento del progetto “Aquatic thermal therapy for Enhancing MusculosKeletal Strength in Older Adults with Sarcopenia: a randomized, controlled, feasibility trial” (“Terapia termale in acqua per migliorare la forza muscoloscheletrica negli adulti anziani con sarcopenia: uno studio randomizzato, controllato e di fattibilità”), presentato nell’ambito del VII Bando 2025.
Il progetto: un trial clinico per potenziare la forza muscolare attraverso l’acqua termale
Lo studio verrà condotto presso le Terme di Monticelli (Parma) e coinvolgerà 74 adulti over 60 ritenuti a rischio di sarcopenia. È uno studio pilota controllato,primo passo necessario per future sperimentazioni su larga scala.
I partecipanti saranno suddivisi in due gruppi: un gruppo di intervento, che seguirà per nove mesi un programma strutturato di esercizi terapeutici in acqua termale; un gruppo di controllo, che riceverà la normale assistenza standard. «I partecipanti del gruppo di intervento seguiranno un percorso di esercizi in acqua termale per due volte alla settimana, per un totale di nove mesi – spiega il Prof. Veronese – Le sessioni non sono semplici “lezioni in piscina”, ma un vero programma terapeutico. Si comincia con unriscaldamento mirato a mobilizzare le articolazioni e a risvegliare delicatamente la muscolatura. Poi si passa alla parte centrale, quella più impegnativa, in cui lavoriamo su tutti i principali gruppi muscolari, aumentando gradualmente l’intensità attraverso la velocità dei movimenti e la resistenza naturale dell’acqua. Infine c’è unafase di defaticamento, pensata per favorire il recupero e riportare il corpo a una condizione di equilibrio. L’intensità è regolata grazie alla scala di Borg, che permette a ciascun partecipante di trovare il proprio ritmo in sicurezza, senza mai forzare». La scala di Borg è un sistema che permette alle persone di indicare quanto sforzo stanno percependo durante un esercizio, da “molto leggero” a “molto intenso”, così l’attività può essere regolata in modo sicuro e personalizzato. L’obiettivo è valutare non solo i benefici dell’intervento, ma anche la sua reale fattibilità in termini di adesione, sicurezza e risultati clinici misurabili.
I 74 partecipanti sono degli over 60 che frequentano le Terme di Monticelli per le cure inalatorie. «Cerchiamo persone che presentino un rischio concreto di sarcopenia», spiega Veronese, motivo per cui uno dei requisiti principali sarà un punteggio SARC-F ≥ 2, indice di sospetta perdita di forza e massa muscolare. Sono invece esclusi i soggetti con condizioni che potrebbero interferire con la sicurezza o con i risultati dello studio, come diabete di tipo 1 o 2, un tumore in fase attiva, terapie cortisoniche a dosaggi elevati o situazioni cliniche con prognosi sfavorevole. Una volta raccolte le adesioni e verificati i criteri, i partecipanti vengono assegnati in modo casuale al gruppo di intervento o al gruppo di controllo, così da garantire la massima imparzialità nella valutazione dei risultati.
Lo studio durerà nove mesi, ma alcuni effetti positivi potrebbero manifestarsi già nelle prime settimane. «Sebbene l’obiettivo principale riguardi i cambiamenti valutati a 6 e 9 mesi, l’esercizio in acqua termale può offrire benefici precoci – spiega il Prof. Veronese – Riduce lo stress articolare, ha un effetto antinfiammatorio e antiedemigeno e migliora il comfort e l’aderenza all’attività fisica». Questi effetti possono tradursi in una sensazione di benessere, riduzione della rigidità muscolare e miglioramento della mobilità, anche se i risultati clinici veri e propri verranno misurati più avanti con test standardizzati.
Il ruolo dell’Università UniCamillus nel progetto
UniCamillus è l’ente capofila del progetto e coordina tutte le fasi dello studio. «Ci occupiamo del coordinamento generale, della formazione del personale delle Terme di Monticelli, della preparazione della piattaforma per la gestione dei dati, dell’elaborazione statistica e della redazione del manoscritto scientifico – illustra il Prof. Veronese – Abbiamo inoltre un ricercatore dedicato e ci occupiamo della gestione amministrativa e del budget, assicurando che ogni fase proceda secondo i piani».
Il Prof. Veronese, in qualità di responsabile scientifico, supervisiona direttamente l’intero percorso: «Mi occupo della progettazione e pianificazione dello studio, della formazione e supervisione del personale, della standardizzazione delle procedure e dei test, del coordinamento delle attività scientifiche e cliniche, dell’analisi dei dati e interpretazione dei risultati, oltre alla stesura del report finale e delle pubblicazioni, e della gestione delle collaborazioni locali, nazionali e internazionali».
Perché l’acqua termale?
Le caratteristiche dell’acqua termale – proprietà antinfiammatorie, decontratturanti e analgesiche, unite alla minore sollecitazione delle articolazioni – offrono un ambiente ideale per esercizi mirati a rinforzare la muscolatura, specialmente in soggetti fragili.
Secondo l’ipotesi di ricerca, la combinazione di terapia termale ed esercizio guidato in acqua potrebbe migliorare forza e massa muscolare, equilibrio, funzionalità motoria, percezione di benessere e qualità di vita.
Se il progetto confermerà la sua efficacia e fattibilità, potrebbe aprire la strada a studi clinici più ampi, protocolli standardizzati di terapia fisica in acqua termale, integrazione delle cure termali tra le opzioni riabilitative ufficiali contro la sarcopenia.
Verso nuove strategie riabilitative per gli anziani
Se i risultati dello studio dovessero essere positivi, l’impatto potrebbe essere rilevante su più livelli. Dal punto di vista clinico, «potremmo assistere a una riduzione della fragilità e del rischio di cadute» spiega il docente, sottolineando che si tratta di elementi fondamentali per mantenere l’autonomia negli anziani. I benefici attesi includono anche un minor ricorso alla riabilitazione intensiva o ai ricoveri ospedalieri, insieme a un miglioramento generale della qualità di vita. In uno scenario ottimale, «l’attività fisica strutturata in acqua termale potrebbe diventare parte integrante dei percorsi di prevenzione dell’invecchiamento funzionale».
Gli effetti si estenderebbero anche alla sfera sociale: la riduzione dei costi sanitari legati alla disabilità, una maggiore partecipazione degli anziani alla vita quotidiana e una valorizzazione del ruolo dei centri termali all’interno del sistema di cura rappresentano alcuni dei possibili risultati. «Le terme potrebbero tornare a essere percepite non solo come luoghi di benessere, ma anche come spazi con un valore terapeutico riconosciuto».
Questo risultato, dunque, potrebbe avere un impatto positivo anche sul Sistema Sanitario Nazionale? La posizione del Prof. Veronese è prudente. «Il nostro lavoro non si esprime ufficialmente su questo punto» precisa, ma ricorda che esiste già una solida evidenza sull’efficacia della balneoterapia in altre condizioni, come l’osteoartrosi. Questo progetto ha lo scopo di creare le basi per uno studio più ampio e definitivo, necessario per influenzare linee guida e politiche sanitarie. Se l’intervento dovesse dimostrarsi efficace e sostenibile, potrebbe candidarsi in futuro come opzione riabilitativa integrata, soprattutto per le persone anziane più fragili.



